Politica

M5S, comizio a Roma. Grillo e Di Maio: “Iniziata epoca di governo, il Pd è finito”

Quella in piazza del Popolo è la ‘reunion’ del Movimento 5 Stelle dopo passi di lato, ritiri improvvisi e fisiologiche divergenze di vedute. Beppe Grillo, il fondatore, con il nuovo capo politico Luigi Di Maio, il figlio del guru Davide Casaleggio e il futuro ‘semplice attivista’ Alessandro Di Battista, gli ortodossi Roberto Fico e Paola Taverna, le nemiche-amiche Roberta Lombardi e Virginia Raggi. Ma soprattutto questa è la piazza dell’ “è finita l’epoca del Vaffa ed è iniziata quella del governo M5S”. Almeno, stando alle parole del candidato premier che nella partita del 4 marzo si gioca il tutto per tutto.

Qualcosa è cambiato anche per i Cinquestelle, forse per questo il piazzale è pieno, ma solo a metà. Non necessariamente un male, se anche per i pentastellati varrà quel che disse Pietro Nenni nel ’48: ‘piazze piene, urne vuote’. Di Maio è contento, e con un tono da comizio di chiusura tuona dal palco: “Non posso citarvi i sondaggi ma ne ho appena visto uno e… Siamo a un passo dalla vittoria”. La soglia del 40% è l’orizzonte, meta e miraggio, come dimostrano i ripetuti appelli al voto, segno che proprio tranquilli non si è nemmeno in casa Di Maio. Non per niente il leader sceglie di concludere il suo intervento con una lettera ai 20-40enni, intitolata “Nonostante tutto cambieremo l’Italia”. Poi, con l’ottimismo che lo contraddistingue, promette che il primo decreto pentastellato sarà composto da 9 pagine e si potrà approvare in appena 20 minuti. Dentro, ci starà tutta la rivoluzione che i Cinquestelle hanno provato a portare nella politica: taglio degli stipendi dei parlamentari, abolizione dei vitalizi e un taglio degli sprechi pari a 30 miliardi. Poco importa che due materie su tre rientrino nell’autodichia delle Camere, secondo i Cinquestelle si può.

Ma non sarà soltanto una rivoluzione politica quella targata 5 Stelle, “faremo una rivoluzione umana, sarà un nuovo umanesimo”, promette Roberto Fico dopo l’abbraccio con Di Maio. Il deputato partenopeo rispunta sul palcoscenico dopo un lungo periodo trascorso per motivi personali nella sua Napoli dove rientrerà subito, impegnato nella battaglia per il suo collegio. E dal palco racconta il ‘suo’ mondo pentastellato, fatto di acqua pubblica, energie rinnovabili e “parole guerriere”, le stesse citate da Grillo tanto nei post pubblicati in questi giorni quanto dalla piazza romana. “Può darsi che il periodo del Vaffa sia finito – dice il garante, riprendendo le sue stesse parole -. Ma il Vaffa rimarrà, almeno una sua parte: sarà un ‘vaffino’, una piccola V, magari da attaccare al frigo”. ‘L’Elevato’ come ama definirsi lui, torna in prima fila ma senza rubare la scena al quello che lui chiama già “il premier”, perché “è giusto così”. Anche se, appena salito sul palco, pronuncia parole sibilline, sempre travestite da sarcasmo: “Non vorrei creare qualche sofferenza qui… C’è o non c’è? Ha fatto un passo indietro o di lato?”, dice e non si capisce se si rivolga ai militanti in piazza o a qualcuno dei deputati uscenti presenti sul palco insieme a lui. “Non posso non esserci, diamo una spallata al pubblicitario da Cassazione”, scriveva nel pomeriggio sul blog.

E per non deludere non si risparmia qualche eccesso: “Noi siamo un paradosso politico. Abbiamo sciolto i partiti in diarrea, alla fine l’unico partito che resta siamo noi”. Di tutt’altro tenore l’intervento di Davide Casaleggio che paragona il voto di domenica a una scelta tra “la nebbia dei pensieri corti e il sole dei lunghi orizzonti” e alla fine, dopo aver ricordato il padre e Adriano Olivetti, scioglie un grappolo di palloncini in volo. “Un palloncino, un pensiero”, chiosa. Non mancano i siparietti: la piazza che canta “Tanti auguri a te” alla Taverna che proprio oggi compie gli anni, Lombardi che saluta Di Maio con un “Grazie, Pres” (presidente), l’endorsement appassionato della Raggi a “Roberta” per la corsa che la vede contrapposta a Nicola Zingaretti. “Facciamole sentire il nostro sostegno perché sta facendo un’impresa”, grida la sindaca nelle sue vesti migliori. “Possiamo vincere in tutti i collegi del Sud e in molti del Nord. Il Pd è finito. Matteo Renzi questa mattina ha già detto che è disposto a farsi da parte: è finita per loro”, promette Di Maio e si prepara a sfidare il vero avversario, quel Silvio Berlusconi definito un “ologramma truccato e invotabile” da Grillo, tornato in assetto di guerra contro l’antico nemico di un tempo.

Fonte: La Presse